#5 le 7 cose che ogni ristoratore dovrebbe sapere: la temperatura

Devo dire la verità, sono maledettamente freddoloso, però non c’è cosa peggiore che mangiare a due gradi sottozero… a meno che non ti trovi al ristorante dell’IceHotel!

Lo sappiamo tutti, le tre maggiori spese di un ristorante sono:

  • lo stipendio del cuoco
  • l’elettricità
  • il riscaldamento

sui primi due si può più o meno risparmiare, ma i nostri cari ristoratori il più delle volte si applicano a fare della spending review sulla terza… per cui c’è chi semplicemente lo accende il meno possibile o chi lo spegne in momenti chiave – ricordo nitidamente di una cena in montagna in cui, poco prima del caffè, la proprietaria decise molto magnanimamente di spegnere il riscaldamento, facendo sì che liberassimo il locale, per sopravvenuto gelo polare, entro un’ora “decente”… peccato che fossero solo le 22:30!

A volte trovi invece il ristoratore con inventiva che prova metodi alternativi, come ad esempio l’installazione di stufe a pellet o, peggio, a cherosene che nella migliore delle ipotesi fanno sì che quelli vicini alla stufa si sentano ai tropici mentre quelli più lontani siano praticamente nel dehor – senza contare che le stufe a cherosene puzzano terribilmente, e i più vicini possono quindi provare l’ebrezza di un pranzo su una piattaforma petrolifera.

Incredibilmente, però, tutta la fatica che fanno molti ristoratori a risparmiare nel periodo invernale, fa sì che venga completamente vanificata con l’utilizzo sfrenato dei condizionatori nel periodo estivo: mentre fuori ci sono 30° e un’umidità del 90%, entri in locali con 15° in cui con ogni pranzo completo c’è una simpatica colite omaggio.

A parte gli scherzi, credo che il problema sia che c’è una bassa, oserei dire scarsa, cultura dell’ottimizzazione energetica dei locali: a volte con una spesa modica, e abbattibile in tempi tutto sommato brevi, si può intervenire, se serve sull’impianto, ma soprattutto sui locali, per impedire la dispersione del calore e garantire così sia il comfort di chi mangia, che il portafoglio di chi ospita.

Vedi che alla fine è sempre un problema di cultura.

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